Domenica mattina 25 luglio a Palazzo della Fondazione Cominelli, a Cisano di San Felice del Benaco (BS), un giallo storico del Lago di Garda

cronaca storica a cura del Prof. Claudio Povolo (Docente di Storia delle istituzioni politiche e giudiziarie all’Università di Cà Foscari) che indagando sui documenti storici politici e religiosi e sulle tensioni sociali del secolo XVII che sfociano nel fenomeno del banditismo, arriva a scagionare il bandito Zanzanù da un tenebroso fattaccio.
info: www.websideofhistory.it
Sintesi della relazione narrativa del Prof. Povoli: "Erano infine sbucati sulla carrareccia che scendeva ripidamente a sud verso l’imbocco della valle. Più indietro il loro terzo compagno stava percorrendo l’ultimo tratto del ruscello quasi in secca che avevano disceso precipitosamente dopo esser miracolosamente sfuggiti all’accerchiamento e all’ultimo attacco degli assalitori. Nell’anfratto di località Visine, lungo il sentiero che attraversava la cresta dei monti, avevano trovato un insperato rifugio sottraendosi alla furia micidiale di quegli uomini che, armati di tutto punto, sembravano sbucare da ogni luogo. Lì, nella calura estiva, rispondendo colpo su colpo, avevano trascorso gran parte di quella giornata in cui tutto sembrava essere andato storto, sin dal momento in cui, sul far dell’alba, erano calati nel vicino villaggio di Gardola per pareggiare i conti con quel ricco possidente che si era ostinatamente rifiutato di versare la somma di denaro che gli avevano imposto di pagare .. Con il giungere della notte avrebbero forse potuto sfuggire all’assedio. Ma verso sera si erano trovati improvvisamente davanti a quel carro che lentamente veniva sospinto vero il loro rifugio. Per loro tre non c’era stato altro da fare che tentare una sortita disperata, gettandosi a capofitto in quell’imbuto appena segnato dal filo d’acqua che lo percorreva. Giovanni Beatrice stringeva spasmodicamente nelle sue mani l’archibugio e la pistola. Di fronte all’improvvisa via di fuga non sembrava sentire più il dolore lancinante procuratogli dalle ferite. Accanto a lui, il più giovane Tommaso Ferrarino lo incoraggiava indicando gli la carrareccia che scendeva costeggiando tortuosamente il fianco della vallata. Dietro a loro Bortolamio Forlanino si stava avvicinando con lo sguardo stravolto e un fare concitato. Erano gli unici due sopravvissuti del piccolo gruppo di uomini che aveva frettolosamente riunito alcuni giorni prima. Alle Visine era rimasto ucciso il giovane nipote Giovanni Lima, insieme ai due che aveva frettolosamente raccolto nel parmense. In lontananza si potevano udire le grida concitate dei capi e i colpi di archibugio sparati per avvisare e riunire i gruppi di uomini sparsi nella parte elevata della valle. Si erano di certo già messi alloro inseguimento. Se lo avessero catturato conosceva la fine ignominiosa che gli avrebbero inflitto. Non poteva permettere che ciò avvenisse. Un uomo come lui, che per anni, coraggiosamente e con onore, aveva combattuto nemici ed avversari, inoltrandosi in una spirale di violenza senza vie di uscita. E quel che era peggio gli avevano attribuito tutta una serie di delitti di cui non aveva alcuna responsabilità. Quanti pensieri gli si affollavano nella mente percorrendo quell’imprevista via di fuga. Ma soprattutto non sapeva rendersi conto del furore e della rabbia che gli attaccanti avevano dimostrato nei suoi confronti nel corso di quella terribile giornata. Sì, certo, erano guidati da quei notabili che avrebbero gioito immensamente della sua morte, ma anche questo non era di per sé sufficiente a spiegare un comportamento così determinato".

Sempre di corsa i tre uomini erano scesi rapidamente lungo la carrareccia e avevano superato i due ruscelli che lambivano la valletta delle Monible. Di lì a poco avrebbero incontrato la strada che li avrebbe permesso di sottrarsi definitivamente alla caccia spietata degli inseguitori. Ma, improvvisamente, si erano trovati di fronte ad un inaspettato gruppo di fuoco (gli uomini inviati dalla comunità di Gargnano) e avevano dovuto arretrare sino ai due ruscelli e all’enorme masso che li sovrastava. Ma non c’era stato tempo di organizzare un riparo adeguato. Da sopra erano giunti altri inseguitori: coloro che sin dal mattino si erano attestati nel lato ovest della valle per impedire loro quella via di fuga. I tre uomini cadevano in un momento sotto i colpi micidiali degli archibugi degli avversari.

Era la sera del I? agosto 1617. Così moriva Giovanni Beatrice detto Zanon, nato circa quarantuno anni prima a Gargnano. Bandito sin dal 1602 era ben presto divenuto famoso fuorilegge per una serie di omicidi compiuti per vendicare la morte del padre. Con la sua morte iniziava il lungo mito di Zanzanù che, di lì a poco, il pittore Giovan Andrea Bertanza avrebbe consacrato in quel grande ex-voto commissionatogli dai notabili della comunità di Tignale per ricordare la grande battaglia che aveva condotto alla sua uccisione. Con il mito la sua immagine è giunta sino a noi deformata sia dalla tradizione orale popolare, che dalla lettura acritica trasmessa da una tradizione culta costruita eminentemente sulla documentazione giudiziaria e su stereotipi tratti da fenomeni a noi più vicini quale il brigantaggio ottocentesco. Dagli eventi di quel giorno memorabile sarà necessario partire per ricostruire sia l’immagine del fuorilegge che quella dell’uomo.

Il Gruppo culturale De Portesio, nasce nel dicembre del 2003 a seguito di alcune ricerche sulla storia dell’incisione condotte dal Prof. Alberto Balletti nell’ambito della propria attività di artista incisore e dalla Dott.ssa Marina Guarneri, esperta e coraggiosa biografa dei confini, affiancati da un gruppo di amici cultori di diverse discipline e amanti del lago di Garda. L’interesse per la vita e le opere di Bartholomeo Zane De Portesio, nato a Portese frazione di San Felice del Benaco (BS), noto stampatore della Repubblica Veneta, è il volano ideale e storico delle attività del gruppo. Dopo una intensa attività come incisore di caratteri mobili e stampatore di preziosissimi libri nella sua bottega veneziana, egli fu richiamato al suo paese natale e incaricato della Serenissima Repubblica di intagliare e stampare gli Statuti Civili e Criminali delle Quadre Benacensi (circa dall’ottobre del 1489). Sul lago si trovavano acqua in abbondanza, condizione ideale per la produzione della carta, elemento essenziale per l’arte della stampa, e una terra di confine e passaggio dal nord, che necessitava di norme adeguate.

Portese del Garda
made in italy
Dal 2003 il Gruppo ha organizzato diverse manifestazioni culturali nel paese di San Felice e in altre località.
contatto: deportesio04@gmail.com
brotherhood web: www.albertoballetti.com