"Estropulsa" 2008
acquaforte, acquatinta e maniera zucchero
due matrici zinco mm. tot. 490×640
Foglio mm. 700×10
AAB_Associazione Artisti Bresciani
Brescia, Vicolo delle stelle 4
espongono:
Alberto Balletti, Giorgio Bertelli, Giusi Lazzari, Luciano Pea, Camilla Rossi, Girolamo Tregambe
La mostra si collega a precedenti esposizioni nella sede dell’associazione, dedicate al pastello nel febbraio-marzo 2007 e nell’aprile-maggio 2009, ora dedicando attenzione di indagine alle tecniche incisorie proponendo una esposizione di grafica d’arte legata ad artisti che operano nel e sul territorio di Brescia in anni recenti
"vulnus" 2008
acquaforte, acquatinta e maniera zucchero
due matrici zinco mm. tot. 490×640
Foglio mm. 700×1000
20/20
una breve presentazione del curatore.
Dietro il colore. Il "maestro" non pittore
La rassegna dedicata all’incisione si riferisce essenzialmente da artisti che a questa tecnica hanno dedicato il loro spazio creativo. Non pittori incisori quindi, sebbene sappiamo come la maggior parte degli artisti, soprattutto nel Novecento, si sia cimentata nel tentativo di raccogliere effetti e visioni che al colore non sono date. Sappiamo anche che tutte le tecniche calcografiche sono state altresì utilizzate proprio per ottenere il "multiplo", la sequenzialità di una immagine gestibile anche da un punto di vista economico. Non è questo il caso degli artisti presenti nella mostra sull’incisione bresciana organizzata all’AAB. Le opere esposte contengono, sia nel segno tradizionale sia in quello più moderno, il lavoro decennale di sperimentazioni e visioni. Non sempre, nella conclusione della lastra, esse trovano la giusta corrispondenza. Incidere significa proprio vivere in una visione "rimandata", non concretizzabile nell’atto del segno. Il segno è solo l’incipit di una speranza che poi, in un secondo momento, sarà concretizzata dal torchio: il pensiero di ogni incisore deve manifestarsi nella capacità realizzativa sotto la costante esigenza della pressa sul foglio. Capolavori in bianco e nero, poesie semplici che pur non condizionate dal colore mantengono uno strettissimo rapporto con la comunicazione più intima. Chi incide, e che non ama chiamarsi pittore, conosce in primis il suo rapporto con la punta e la lastra. È ancora l’arte in cui si riconoscono l’artefice e l’esecutore, sebbene esigenze di produzione abbiano condizionato a tal punto l’incisore, o l’inciditrice (G. Testori), che oltre a segnare la lastra si produce alla stampa. Gli artisti scelti, tra giovani presenze e antichi maestri, rappresentano questo mondo ideale, questo antico motivo di produzione dell’immagine che ha sempre trovato la forza nel rinnovamento del gesto, del segno e anche della tecnica. I lavori prodotti sono acqueforti, acquetinte e anche puntesecche, e non sperimentazioni di materiali oltre la lastra di rame o di zinco.
Marcello Riccioni
le incisioni riprodotte in questo post sono tratte dalla serie “ExPosto” 2009 di Alberto Balletti
organico 2009
acquaforte, acquatinta e maniera zucchero
due matrici zinco mm. tot.◊
Foglio mm. 500◊700
20/20
AAB_Associazione Artisti Bresciani
vicolo delle stelle 4, 25122 Brescia – Lombardia
Tel +39 030 45222



Giuliano Guatta, Astronave, 2009

Luigi Presicce, S.T. (Bambino), 2006

Pierluigi Calignano, Come sopra, 2005

Sella e manubrio Cinelli – Design Colombo-Cusatelli
dalla cartella stampa
Dopo aver risposto alla domanda Che Cosa è il Design Italiano? con Le Sette Ossessioni del Design Italiano e Serie Fuori Serie, il museo presenta una terza interpretazione del design italiano dal titolo Quali cose siamo.
La mostra, curata da Alessandro Mendini, parte dall’ipotesi che in Italia esista un grande e infinito mondo parallelo a quello del design istituzionale, un design invisibile e non ortodosso.
Il punto di osservazione si sposta sulla storia e sulle storie che scaturiscono dai singoli oggetti che, messi l’uno accanto all’altro, creano una rete di relazioni e rimandi, un paesaggio multiforme capace di provocare squilibri e spiazzamenti, ma ricco di emozione e spettacolarità.
Una selezione di opere dei Maestri, di artisti e di giovani designer entra in dialogo con oggetti inaspettati che, di primo acchito, non sembrano "fare sistema", ma che in realtà non sono quello che sembrano. Guardati attraverso nuovi punti di vista, essi mostrano una complessa matrice progettuale, forniscono un’ulteriore, inedita testimonianza della creatività italiana e contribuiscono a definire in altro modo la nostra identità e l’essenza del design italiano.
QUALI COSE SIAMO
A cura di Alessandro Mendini
Inaugurazione: venerdì 26 marzo alle 19
Fino al 27 marzo 2011
Orari: da martedì a domenica 10.30-20.30, giovedì 10.30-23, venerdì 10.30-23
Triennale Design Museum
Triennale di Milano
Via Alemagna 6
20121 Milano
Tel. 02 724341
Fax 02 89010693
NELL’ARTE DEL SEICENTO: LUDOVICO CARRACCI E GUERCINO




foto di alberto balletti
dalla cartella stampa
Per la prima volta tre monumenti storici della città – Palazzo dei Pio, Sant’Ignazio col Museo Diocesano, Palazzo Foresti – diventeranno in contemporanea sede espositiva, grazie alla collaborazione tra Comune, Diocesi di Carpi e Palazzo Foresti, a cui si aggiunge un percorso in alcuni edifici sacri del territorio.
Le opere in mostra testimoniano la cultura figurativa del Seicento in città, secolo in cui il patrimonio pittorico si arricchisce di opere di Carracci, Guercino, Reni, ma anche di artisti come Caula, Stringa, Palma il Giovane, Mattia Preti.
E’ sorprendente come nel corso di tre anni, tra il 1617 e il 1619, arrivino a Carpi quattro opere di assoluto rilievo: San Rocco in carcere di Guido Reni nella omonima chiesa e il San Cristoforo di Mastelletta in Cattedrale (1617); San Bernardino che libera Carpi da un esercito nemico di Ludovico Carracci (opera di fama ora conservata nella cattedrale di Notre Dame di Parigi e che per la prima volta torna nella città per la quale era stata dipinta) e il Martirio di San Pietro di Guercino nella chiesa di San Bernardino (1619).
L’esposizione nella sua parte principale è ospitata a Palazzo dei Pio, il Museo Diocesano proporrà invece ai visitatori una scelta di opere a committenza sacra e Palazzo Foresti opere a tema profano del ‘600 dalla collezione omonima.
La mostra è accompagnata da un volume nel quale si è ricostruito il contesto della vita sociale e culturale della città nel diciassettesimo secolo.
dal 27/03/2010 al 20/06/2010
chiusura: lunedì
Palazzo Pio: dal martedì al giovedì 10.00-13.00 (su prenotazione), venerdì, sabato e festivi 10.00-13.00 e 15.00-19.00.
Palazzo Foresti: Sabato, domenica 10.00-13.00 e 15.00-19.00. Da lunedì a venerdì nell’orario ufficio.
Museo Diocesano presso Chiesa di Sant’Ignazio: Venerdì, sabato e festivi 10.00-13.00 e 15.00-19.00. In orari diversi su prenotazione
Inaugurazioni:
- Venerdì 26 marzo, ore 18.00
Inaugurazione Mostra Museo Diocesano
- Sabato 27 marzo, ore 17.00
Inaugurazione mostra Palazzo dei Pio
- Domenica 28 marzo, ore 11.00
Inaugurazione mostra Palazzo Foresti


This exhibition portrays the cultural scene of Carpi during the XVII century. Works of art painted by famous artists, not only the greatest local artists Carracci, Guercino, and Reni, but also other famous painters such as Caula, Stringa, Palma il Giovane, and Mattia Preti, all of whom came to Carpi.
Between 1617 and 1619 four masterpieces enriched Carpi’s churches: "San Rocco in Carcere" by Guido Reni, "San Cristoforo" by Mastelletta, "San Bernardino libera Carpi da un esercito nemico" by Ludovico Carracci (now at the Notre Dame Cathedral in Paris) and "Martirio di san Pietro" by Guercino.
Those works of art will be exhibited at Palazzo dei Pio, but the exhibition will take place also at Palazzo Foresti (a collection of profane art from the XVII century) and at Museo Diocesano (a choice of sacred works of art).
Date: from 27/03/2010 to 20/06/2010
Event timetable: see programme
Closure: Monday
Palazzo dei Pio: Friday, Saturday and holidays10.00am-1.00pm and 3.00pm-7.00pm. From Tuesday to Thursday 10.00 am – 1.00 pm by booking only.
Palazzo Foresti:Saturday and Sunday10.00am-1.00pm and 3.00pm-7.00pm. From Monday to Friday during working hours.
Museo Diocesano at Sant’Ignazio Church
Friday, Saturday and holidays10.00am-1.00pm and 3.00pm-7.00pm. On other days by booking only.
tratto da www.albertoballetti.com
Palazzo dei Musei
Palazzo di S. Francesco,
Via Spallanzani n. 1, 42100 Reggio Emilia;
Telefono: 0522/456477; Fax: 0522/456476
Periodo invernale (settembre – giugno):
dal martedì al venerdì 9,00-12,00
sabato, domenica e festivi 10,00-13,00 e 16,00-19,00
lunedì chiuso (apertura a richiesta per le scuole)
Periodo estivo (luglio – agosto):
dal martedì al sabato 9,00-12,00 e 21,00-24,00
domenica e festivi 21,00-24,00
lunedì chiuso
"Il concetto di catalogazione e conservazione della ricerca storica del sapere e la problematica della sua condivisione ha forte impatto sulla sua stessa storia: la strutturazione didattica dell’esposizione dei suoi reperti (nata dalla Galleria Borghese e dalle Wunderkammer) si stratifica spesso negli stessi luoghi espositivi diventando storia di se stessa. La visita al Palazzo di San Francesco a Reggio nell’Emilia è una dimostrazione di intelligente conservazione e movimento culturale. In un’Italia della cultura asfittica e priva di volontà di sovvenzionamento, ecco un esempio di resistenza. Di difficoltoso mantenimento e apertura".
Alberto balletti
I Musei Civici di Reggio hanno sede, dal 1830, nel Palazzo di S. Francesco. Contengono raccolte e Collezioni riferibili all’Archeologia (Mosaici romani, Museo Chierici, Portico dei Marmi-sezione romana, Museo Romano, Museo di Preistoria e Protostoria), Etnografia, Storia dell’Arte (Galleria Fontanesi, Museo Mazzacurati, Galleria dei Marmi-sezione medievale, Mosaici medievali), Storia Naturale (Collezione Spallanzani, Raccolte zoologiche, anatomiche, botaniche, geo-mineralogiche e paleontologiche), Storia della città (Museo di Arte industriale, vetrine degli Scienziati reggiani)
racconto visivo di una visita al museo, dopo un breve percorso cittadino per raggiungerlo:

al Palazzo di San Francesco
via Spallanzani 1, Reggio Emilia
13 marzo – 18 aprile 2010

dalla cartella stampa
Sabato 13 Marzo 2010, ore 16.00
Inaugurazione della mostra
"Giordano Montorsi: Disseminario"
Varietas Varietatum et Omnia Varietas
ore 16.00 Musei Civici a seguire aperture
ore 17.00 Galleria Parmeggiani e Sinagoga
ore 18.00 Officina Delle Arti
concerto di Andrea Rossi Andrea
"Ti ricordi dello S-meter dei baracchini?"
electric basses, MIDI electric bass, ground planet antenna
ore 18.30 OfficinaDelleArti

Domenica 28 Marzo 2010, ore 16.00
Incontro con Giordano Montorsi
Nell’ambito del ciclo Il tè delle Muse
Sabato 10 Aprile 2010, ore 18.00
Incontro con Romano Gasparotti
Disseminario
Sabato 17 Aprile 2010, ore 18.00
Incontro con Edoardo di Mauro
Montorsi e l’attualità della “generazione di mezzo”
Incontro con Alberto Giorgio Cassani
La divina varietà

A REGGIO EMILIA LE DISSEMINAZIONI DI GIORDANO MONTORSI
DA SABATO 13 MARZO UNA STRAORDINARIA ESPOSIZIONE IN 4 SEDI
L’Officina delle Arti alle 18.00 farà da sfondo a un concerto del musicista e artista visivo Andrea Rossi Andrea

Il trionfo della pittura in quattro prestigiose sedi per ospitare a Reggio Emilia da sabato 13 marzo una mostra straordinaria per ampiezza ed energia espressiva. E’ quanto propone “DISSEMINARIO: VARIETAS VARIETATUM ET OMNIA VARIETAS”, una “titanica” personale di Giordano Montorsi, artista originario di Scandiano ma noto a livello nazionale.
Promossa dai Musei Civici di Reggio Emilia, a cura di Edoardo Di Mauro, con il contributo di CCPL ed Eco Risorse, la mostra sarà inaugurata sabato 13 marzo alle ore 16.00 ai Musei Civici, per proseguire l’apertura nelle altre tre sedi che compongono la vasta antologica: la Galleria Parmeggiani e la Sinagoga alle ore 17.00 e infine alle 18.30 l’Officina delle Arti che alle 18.00 farà da sfondo a uno concerto del musicista e artista visivo Andrea Rossi Andrea.
L’evento espositivo, che è stato preparato con passione e meticolosità da Giordano Montorsi, un esponente tra i più significativi della “generazione di mezzo”, docente di Tecniche Pittoriche all’Accademia di Venezia, proporrà all’attenzione del pubblico un numero impressionante di lavori di ampie dimensioni quasi tutti prodotti per l’occasione e da cui – come dichiara il critico e curatore della mostra Edoardo Di Mauro docente all’Accademia Albertina di Torino – “si evince un senso di vitale e prorompente energia espressiva, una vera e propria rivincita della pittura”, data sempre per morta ma al contrario ancora in grado di metabolizzare ed inglobare tutti i linguaggi e le più ardite riflessioni concettuali.
L’aspirazione al dialogo multidisciplinare che è sempre stato uno degli obiettivi di Montorsi è in questa occasione suggellato da importanti contributi in programma in una serie di conferenze collaterali all’esposizione: il 28 marzo con Giordano Montorsi, il 10 aprile con il filosofo Romano Gasparotti, il 17 aprile con il critico d’arte Edoardo Di Mauro e lo storico dell’architettura Alberto Giorgio Cassani.

E proprio dal confronto tra Montorsi e le personalità chiamate da lui a collaborare all’evento è scaturito un titolo complesso e affascinante come “DISSEMINARIO: VARIETAS VARIETATUM ET OMNIA VARIETAS” a significare quella “ varietà di varietà e solo varietà” che caratterizza il progetto artistico dell’artista. Il termine “disseminario” – come precisa De Mauro – manifesta “una evidente filiazione da “disseminazione”, che letteralmente significa “spargere qua e là”, (…) ma anche da “seminario”, luogo di incontro e di confronto di idee. La complessa ma coerente produzione di Montorsi si caratterizza in effetti per la forte connotazione simbolica e per l’ecletticità intesa sia nell’impiego di tecniche diverse (che gli ha valso l’appellativo di “operaio dell’arte”) come negli spunti di riflessione analitica e concettuale. Partito da esperienze concettuali,l’artista ha in seguito sintonizzato il suo stile all’interno di quel clima di liberazione da vincoli non solo formali che ha caratterizzato gli anni ’80 permettendogli poi di evolversi nel tempo senza mai incorrere nella ripetitività. La sua produzione supera i limiti della bidimensionalità per divenire progetto artistico pluridimensionale con il tramite dell’installazione, del video e della pittura. Ques’ultima è sempre stata un ambito privilegiato del suo lavoro ed è l’oggetto di questa ampia personale a Reggio Emilia. “Montorsi – dichiara De Mauro – dà nell’occasione una prova del suo virtuosismo barocco amante della composizione a tutto tondo e della scenografia con una serie di opere, studiate appositamente per gli spazi in cui saranno ospitate, in bilico tra prevalente aniconicità e significativi barlumi di figurazione. Le sue tematiche prevalenti, come la dimensione del segno, il dualismo tra luce ed ombra, vita e morte, visibile ed invisibile, l’universo cosmologico e la proliferazione micro cellulare, le simboliche figure animali che trapelano tra le pieghe della composizione, si dispiegano in quest’occasione all’ennesima potenza con la valenza di un enigma aperto a molteplici interpretazioni”.

Giordano Montorsi
È nato a Scandiano (RE), nel 1951. Nel 1973 si diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna e nello stesso anno espone in collettiva alla Galleria d’Arte Moderna di Zadar(JU ). Nel 1980 su invito di Demetrio Paparoni espone a Parigi nella galleria N.R.A. e nello stesso tempo a Siracusa alla Galleria d’Arte contemporanea tiene una personale "Come il vento le parole"; testi in catalogo di Luisa Somaini e Demetrio Paparoni. Dopo la mostra collettiva "Individuazione" presso la galleria Forma di Genova, tiene una mostra personale presso I Civici Musei di Reggio Emilia e alla Galleria d’Arte Contemporanea di Suzzara, presentate da Giovanni Maria Accame. In questi primi anni ottanta il suo lavoro di pittura e’ contaminato da materiali esterni al quadro fino a diventare vere e proprie installazioni a parete. Dal 1986 partecipa a diverse mostre che vedono come curatrice Marisa Vescovo.

In questi anni il suo lavoro si sviluppa anche nel campo della scultura e delle installazioni. Nel 1989 tiene una personale a Milano "Preghiere" alla galleria Gariboldi e nella sua citta’ nel 1991 con la mostra "Tenebre", presentata da Francesco Poli, inizia una serie di lavori con materiali vari che hanno come tono dominante il nero. La sua investigazione sulla fenomenologia dell’oggetto e della realtà, lo porta negli anni novanta a lavorare sull’ibridazione dell’oggetto tridimensionale che contiene a volte elementi pittorici. Nel 1998 per il salone internazionale della scultura di Carrara, propone il ciclo "Design/Dasein" presentato da Luciano Ernesto Francalanci con un ‘introduzione di Gian Ruggero Manzoni. Nel 2000, Valerio Deo’ lo invita alla mostra "Scolpire la citta" a Reggio Emilia dove presenta un’opera di grandi dimensioni in acciaio e ferro"Iannua coeli".

E’ con l’inizio del nuovo millennio che la ricerca dell’artista si sviluppa come una ricognizione degli aspetti più problematici, sorprendenti, drammatici e spettacolari della fenomenologia della realtà che ci circonda, e come elaborazione delle complesse e affascinanti stratificazioni e ibridazioni culturali, con riferimenti sia alle mitologie legate all’ideologia attuale sia a simbolismi arcaici ed esoterici. Approda con le sue installazioni in diversi luoghi della provincia emiliana, intervenendo sullo spazio a sua disposizione in perfetta simbiosi e interagendo con esso in modo libero e creativo. Ne sono testimonianza le numerose mostre: "Kabuio", 2002. Nel 2003 avvia una stabile collaborazione con l’artista statunitense Sandra Moss, concretizzata nella realizzazione di iniziative culturali ed artistiche.

Nel 2004 tiene "Erebo Lux", nella rocca dei Boiardo a Scandiano presentata da Franceso Poli con una introduzione di Sandro Parmiggiani, quindi partecipa con un video alla mostra "I love tre T" Futurshow 3004, Milano e a Carrara alla mostra "Disegnare il marmo" curata da Marisa Vescovo. Nel 2005 ad Ancona alla Mole Vanvitelliana, partecipa alla mostra "L’opera al nero" a cura di Marisa Vescovo. A Bologna presenta una sua installazione ad "Urban Design" a cura di Laura Villani che lo invita a Padova con un suo video alla rassegna "I trenta migliori video". Nel 2006 é invitato alla manifestazione "ControEVento" curata da Maurizio Sciaccaluga con una video installazione presso la centrale idroelettrica di Ligonchio (Reggio Emilia) e propone in anteprima, "Non luogo_visible invisibile" a Reggio Emilia con intervento critico di Claudio Cerritelli sul tema: la pittura ancora possibile. Nel 2007 partecipa alla mostra "ControEVento a Genova: L’arte contemporanea si confronta con l’energia rinnovabile" presso il Galata Museo del Mare, quindi presenta "Sui sentiere delle fiere" al Castello di Arceto, Scandiano con installazione e opere di pittura di grandi dimensioni.

Vive e lavora tra Macigno, Reggio E. e Venezia dove insegna all’Accademia di Belle Arti come docente di tecniche pittoriche.

SEDI E ORARI
Reggio Emilia
Musei Civici via Spallanzani,1 – Galleria Parmeggiani corso Cairoli, 1
dal martedì al venerdì 9.00/12.00, sabato, domenica e festivi 10.00/13.00 e 16.00/19.00
Officina Delle Arti via Brigata Reggio, 11
Sinagoga via dell’Aquila 3/a
da giovedì a domenica ore 16.00/20.00
INFORMAZIONI
Musei Civici di Reggio Emilia
Palazzo S. francecesco – Via Spallanzani, 1
tel: 0522 456477 uffici Musei Civici
tel: 0522 456816 Musei Civici di Palazzo S. Francesco
Ufficio stampa Patrizia Paterlini
Comune di Reggio Emilia – Assessorato cultura e università
piazza Prampolini 42121 Reggio Emilia
tel: 0522 456532 – cell: 348 8080539
mailto:patrizia.paterlini@municipio.re.it
LA PITTURA DELL’IGNOTO
1959 – 2009
Palazzo Magnani, corso Garibaldi 29, Reggio nell’Emilia
14 marzo – 2 maggio 2010
A Reggio Emilia nel bellissimo Palazzo Magnani le cento opere di Mario Raciti esposte (compresi alcuni polittici di grandi dimensioni) incoronano i 50 anni di attività (1959-2009) di uno dei pittori italiani veramente capace del più intenso lirismo che non concede nulla alla maniera. La cura è di Sandro Parmiggiani.
Nel corso della sua carriera, Mario Raciti (Milano, 1934) ha perseguito con estrema coerenza una poetica che utilizza gli strumenti e le tecniche della pittura per cercare di dare volto – lasciando tuttavia trasparire solo tracce, frammenti di immagini, larve di suggestioni – a ciò che per l’artista stesso deve restare segreto e nascosto, essendo per sua natura indicibile, irrappresentabile nella sua compiuta totalità.
La superfice profonda a cui Raciti apre le sue apparizioni è un fondo fuso con la tela grezza, appena tracciata da bave pennellate di material opaca o sotto ombra, che alludere e illude a un liquido amniotico, polvere, acqua, cielo e dietro un orizzonte curvo, uno spazio insondabile, intuito lontano da noi.
La pittura dell’artista rivela nel tempo diverse declinazioni. Negli anni Sessanta s’immerge dentro un mondo incantato, di favola, in cui i segni si vanno organizzando in immagini plastiche e allungate, spesso verso l’alto o dentro l’orizzonte (nei titoli Raciti parla di antenne, di sonde, di giostre, di teleferiche, di tunnel), sempre all’insegna dell’ironia (vedi qualche bizzarro spiritello), che hanno una qualche parentela con il disegno infantile, con le sue rappresentazioni del mondo, e che rendono, con forza straordinaria, l’atteggiamento proprio di quella irripetibile età della vita, quando gli occhi sono sgranati, aperti a ogni incontro e a ogni emozione.
Il decennio successivo – gli anni Settanta – è all’insegna di ciò che Raciti stesso chiama nei suoi titoli "presenze-assenze": ripartizioni spaziali del sogno, segni sottili, eleganti che corrono sulla tela con la forza di un bisturi che scarnifica le cose, e ammassi nerastri che, alla metà del decennio, paiono, nelle lacerate vele bianche che l’artista disegna nello spazio, evocare la memoria e il respiro tragico di Caspar David Friedrich – un altrove, uno spazio "altro" da quello che noi abitualmente occupiamo nel mondo, l’eco, il riverbero di qualcosa che se ne sta fuori, al di là del dipinto.
Negli anni Ottanta, la complessità spaziale aumenta, si frantuma. Raciti si misura con l’evocazione (sempre per frammenti e allusioni) del mito, rivisitando alcune delle vicende (da quella di Icaro a quella di Giove che si fa cigno per possedere Leda), eternamente cangianti nelle modalità di essere narrate, che se ne stanno saldamente dentro l’immaginario umano – di nuovo un "altrove" tenacemente cercato, sognato, qualcosa che non si vede e che non si manifesta, indagati e vissuti attraverso la pittura. Molte delle opere degli ultimi vent’anni recano un titolo (Mistero o Why?) che ben caratterizza l’intenzione ultima di Raciti, che ora si avvale di toni più scanditi e caldi. Nelle opere degli anni recenti, infine, rivisita il tema della Crocefissione, con mani scheletriche che emergono dal nulla nello spazio a gridare la loro sofferenza, l’anelito a una impossibile speranza.
Accompagna la mostra un catalogo bilingue (italiano/inglese) Skira, con testi di Sandro Parmiggiani, Flaminio Gualdoni e Klaus Wolbert, oltre a testi teorici e poetici dello stesso Raciti, a due lunghe interviste all’artista, e a un’ampia antologia critica (nell’ordine temporale, Renzo Modesti, Giuseppe Marchiori, Pier Giovanni Castagnoli, Marco Valsecchi, Tommaso Trini, Roberto Sanesi, Luciano Caramel, Roberto Tassi, Miklos N. Varga, Luigi Lambertini, Fabrizio D’Amico, Stefano Crespi, Alberico Sala, Marco Goldin, Franco Rella, Angela Madesani, Flaminio Gualdoni, Vittorio Fagone).
Mario Raciti è nato a Milano il 19 aprile 1934. Nonostante la passione per il disegno e la pittura si sia manifestata fin dall’infanzia e dall’adolescenza, e l’artista sia stato tentato di seguire l’altro suo grande interesse, quello per la musica, Raciti frequenta Giurisprudenza, ma dopo la laurea e soli due anni di esercizio della professione di avvocato, ritorna definitivamente alla pittura. Tiene la mostra personale d’esordio alla Galleria Il Canale di Venezia nel 1964, alla quale fanno seguito numerose esposizioni in spazi pubblici e privati (espone ripetutamente nelle gallerie Morone 6, Annunciata e Bergamini di Milano), in Italia e all’estero. Nel 1986, la Biennale di Venezia gli dedica una sala personale, mentre nel 1988 è il PAC di Milano a dedicargli una mostra, seguita, dieci anni dopo, da una antologica al Palazzo Sarcinelli di Conegliano.
Fino al 18 luglio 2010, Galleria Civica di Modena,
a Palazzo Santa Margherita, Modena
La mostra “Pagine da un bestiario fantastico” evidenzia una vasta “letteratura” ha affascinato artisti, selezionati dal 900 fino ai contemporanei. Un’esposizione di circa 150 opere (disegni, tecniche miste su carta, installazioni grafiche), curata da Silvia Ferrari e Serena Goldoni con la collaborazione di Flaminio Gualdoni che attinge da molte opere in archivio della Raccolta del Disegno Contemporaneo della Galleria Civica
post tratto da www.albertoballetti.com
foto di alberto balletti
Il repertorio è variegato, in quanto gli artisti hanno e le immagini (si parte da Alberto Martini, autore di “Scimpanzè”, del 1919) seguono il linguaggio che ha connotato il loro lavoro. Si va dal Futurismo (studio per “Il nido” di Depero) alla Metafisica (Cavalli davanti al mare” di De Chirico) e al Surrealismo (”Ariel” di Savinio), dalla Pop Art (”I pesci” di Schifano”, “La lupa” di Angeli) alla Transavanguardia (”Il pesce per la croce” di Cucchi). Fin dal Medioevo l’animale nella percezione umana (dalla dimensione reale a quella fantastica, dal simbolo al mito) ha costituito oggetto di rappresentazione con allegorie morali e verità mistiche e religiose che nei secoli ha stratificato una ricca iconografia di tradizione antica (il romanico e il gotico) che ha trovato e trova ancora spazio nei fogli di tanti interpreti (tra cui alcuni modenesi) fino ai nostri giorni. Gli artisti elaborano con il proprio segno il mondo animale con estreme variabili: tensione espressiva, forme fantastiche, metamorfosi, terrore e meraviglia: dalla “ Natura morta con civetta” di Afro al “Fauno” di Baj, dalla “Crosta” (una selva popolata di animali) di Barni all’”Angelo ribelle” di Licini, dalla “Lucertola” di Merz al “polipo” di Novelli, dal “Monsone e i mostri” di Ontani, al “Rinoceronte” e “ Babbuino” di Pascali, dalla “Sirena” di Raciti, all’”Idea plastica di una cavallo” di Sironi. Nella sezione storica delle sale superiori anche opere dei modenesi Margherita Benassi, Davide Benati, Andrea Capucci, Andrea Chiesi, Wainer Vaccari e Pompeo Vecchiati. E arte modenese si trova nella sala grande, riservata alle ultime generazioni: “La Bete” inquietante (donna barbuta) del giovane Alessio Bogani, il cervo e altri animali, con il sapore di favola, della castelfranchese Claudia Collina, le ironiche “ Scappatelle silvestri” della sassolese Laura Serri. A quattro mani è lo “specchiante” bestiario di Ericailcane e Ricci. Su una parete i lupi di Davide Rivalta
Tra gli autori presenti: Afro, Franco Angeli, Enrico Baj, Roberto Barni, Davide Benati, Alighiero Boetti, Luca Caccioni, Andrea Capucci, Bruno Ceccobelli, Andrea Chiesi, Claudio Costa, Enzo Cucchi, Pirro Cuniberti, Sergio Dangelo, Giorgio De Chirico, Enrico Della Torre, Lucio Fontana, Omar Galliani, Mimmo Germanà, Leoncillo, Osvaldo Licini, Luigi Mainolfi, Giuseppe Maraniello, Marino Marini, Amedeo Martegani, Fausto Melotti, Mario Merz, Albano Morandi, Gastone Novelli, Luigi Ontani, Pino Pascali, Cesare Peverelli, Piero Pizzi Cannella, Concetto Pozzati, Mario Pozzati, Mario Raciti, Gianni Ruffi, Alberto Savinio, Mario Sironi, Wainer Vaccari, Alberto Zamboni. Tra i giovani autori: Alessio Bogani, Claudia Collina, Ericailcane, Helga Franza, Giuliano Guatta, Luca Lanzi, Claudia Losi, Simone Pellegrini, Chiara Pergola, Davide Rivalta, Laura Serri, Francesco Simeti















La mostra è accompagnata da un catalogo, prodotto dalla Galleria Civica di Modena, Raccolta del Disegno Contemporaneo, con la riproduzione di tutte le opere esposte, testi di Silvia Ferrari, Serena Goldoni e di Flaminio Gualdoni (16 euro)
| Periodo | 18/03/2010 al 18/07/2010 |
|---|---|
| Sede | Palazzo Santa Margherita |
| Inaugurazione | sabato 20 marzo, ore 18.30 |
| A cura di | Silvia Ferrari, Serena Goldoni |
| Organizzazione e produzione |
Galleria Civica di Modena e Fondazione Cassa di Risparmio di Modena |
| Organizzazione e produzione | 18 marzo, ore 11.30 |
| Orari |
Orari fino al 4 maggio 2010 martedì – venerdì 10,30 – 13,00; 16,00 – 19,00. Sabato, domenica e festivi 10,30 – 19,00. Lunedì chiuso Orari a partire dal 5 maggio 2010 mercoledì – venerdì 10,30 – 13,00; 16,00 – 19,30. Sabato domenica e festivi 10,30 – 19,30. Lunedì e martedì chiuso. Festività domenica 25 aprile aperto con orario festivo 10,30 – 19,00 e così pure sabato 1 maggio e martedì 2 giugno 2010. |
| Ingresso | gratuito |
| Informazioni |
Galleria Civica di Modena, c.so Canalgrande 103, 41121 Modena |
MRPLS
20 marzo/18 aprile 2010

giuliano guatta personale alla
D406 galleria d’arte contemporanea
via cardinal morone 33 – modena
in galleria il libro "Movimento di Ricerca e Pratiche di Liberazione del Segno"
edizione D406/Logos
dal 20 marzo al 18 lugiio Giuliano Guatta partecipa alla mostra collettiva "Pagine da un bestiario fantastico" presso la Galleria Civica di Modena
post tratto da: www.albertoballetti.com
con foto di alberto balletti
MRPLS (Movimento di Ricerca e Pratiche di Liberazione del Segno)
D406 Arte Contemporanea
tel. 059211071 /3408629116 www.d406.com

FARE CORPI
l’insegnamento dell’Anatomia all’Accademia di Belle Arti di Venezia
Dal 23 marzo al 17 aprile 2010, in mostra l’evoluzione didattica della scuola di Anatomia artistica dell’Accademia di Belle Arti di Venezia dalle origini ad oggi. Orario di visita: 10.00-17.00, chiuso domenica e lunedì.
Studiare il corpo umano è il primo passo per acquisire la conoscenza necessaria all’espressione, significa possedere gli strumenti per mettere in atto una trasformazione e rendere personale la rappresentazione. Saper vedere, come insegnava il teorico dell’arte tedesco Konrad Fiedler, è un metodo conoscitivo ed è la via che l’artista percorre per giungere al sapere.
Ne era già ben consapevole il primo Direttore dell’antico Istituto veneziano, Giambattista Piazzetta (1683/1754), che – codificando i suoi insegnamenti sull’esempio delle “Regole per imparar a disegnare i corpi humani” di Jacopo Palma il Giovane – dava grande importanza allo studio del nudo, praticato con l’ausilio del modello vivente. Lo stesso Piazzetta fu autore di una serie di studi propedeutici di figura, magistralmente eseguiti, che rappresentavano particolari anatomici tratti dalle sue ultime opere, affinché potessero “servire come scuola ad ognuno che per professione o per diletto desiderasse apprendere i fondamenti della pittura.”
L’insegnamento di questa disciplina si è rinnovato con gli anni e la mostra “FARE CORPI, l’insegnamento dell’Anatomia all’Accademia di Belle Arti di Venezia”, vuole dare testimonianza di questa trasformazione e nuovo slancio alle ricerche artistiche che indagano la rappresentazione del corpo umano, oltre la semplice descrizione naturalistica affidata tradizionalmente ad un medico.
Proprio a Venezia, a cavallo degli anni ’60 e per opera di Nedo Fiorentin, la materia si è evoluta conservando l’attenzione scientifica ma puntando decisamente verso la complessità del segno. Una “scuola” che continua oggi con Mauro Zocchetta e Renzo Peretti nell’approfondimento della nuova metodologia, per cui l’anatomia artistica è uno strumento formativo che guida lo studente a pensare attraverso il disegno. L’osservazione della realtà, tramite la capacità di astrazione, coincide con la pratica esecutiva: il corpo umano è pensato come una forma architettonica costituita da elementi che si incastrano e si sostengono gli uni con gli altri, perfino nella ricostruzione fisiognomica operata in seno all’insegnamento di Antonio Fiengo.
La scuola di Anatomia Artistica all’Accademia veneziana incarna tradizione ed attualità: si utilizzano infatti anche le più avanzate tecnologie, dal video ai supporti digitali, per la rappresentazione dell’immagine in movimento. Si continua così a rinnovare le esperienze didattiche di ieri e a porre le basi di quelle di domani, come si può verificare nel percorso didattico-espositivo che, partendo dagli studi di nudo di fine ‘700 e passando attraverso i calchi in gesso di preparazioni anatomiche, documentata la qualità degli elaborati dei corsi specifici di anatomia artistica e si conclude con le opere di tre tra gli allievi appena diplomati più attenti al “fare corpi” della loro espressività: Alice Andereoli, Elisabetta Di Sopra e Gabriele Grones.
Informazioni:
tel. 041 2413752 | info@accademiavenezia.it | www.accademiavenezia.it


a cura della agc associazione gioiello contemporaneo
A cura e promosso da:
Fondazione Raffaele Cominelli
agc associazione gioiello contemporaneo

presso il Palazzo Cominelli, Cisano di San Felice del Benaco
dal12 settembre al 3 ottobre 2010
inaugurazione: 11 settembre 2010 ore 18
Nella straordinaria cornice del lago di Garda con i suoi colori e le sue luci, tra le colline moreniche che si estendono tra il golfo di Salò ed il golfo di Manerba, ha sede a Cisano di San Felice la Fondazione Cominelli.
Lo splendido palazzo che si affacciata sul golfo di Salò, eretto nel XVII secolo dalla famiglia Cominelli, ospita la sede della Fondazione.
La Fondazione Cominelli, nell’ambito della sua attività culturale si propone ora con un articolato progetto di divenire punto di riferimento per le arti applicate, non solo come luogo espositivo, ma luogo dove “si fa” arte applicata, organizzando laboratori (workshop) e conferenze a tema; di questo complesso panorama sceglie di presentarne e di indagarne alcuni settori, la fotografia, la ceramica, il gioiello.
Accanto alla Fondazione Cominelli cura e promuove l’evento agc, già promotore di altri progetti sul territorio nazionale.
agc Associazione Gioiello Contemporaneo fondata nel giugno 2004, ha tra i suoi obiettivi statutari la valorizzazione e la diffusione della cultura del gioiello contemporaneo.
Il Gioiello Contemporaneo rappresenta oggi un settore di ricerca avanzata e di sperimen- tazione di nuovi linguaggi espressivi e di valorizzazione del concetto di ornamento perso- nale.
In stretto contatto con la comunità internazionale, l`associazione porta avanti una serie di iniziative volte a promuovere un confronto costruttivo e sinergico con altre realtà artistiche e produttive.
www.agc-it.org
In questo ambito si istituisce per la prima volta il “Premio Fondazione Cominelli” riferito quest’anno, ad un premio internazionale per artisti orafi e designers e per l’anno prossimo anche alle sezioni di oreficeria degli Istituti d’Arte e scuole del gioiello contemporaneo.
Il primo premio sarà assegnato ad un partecipante tra i selezionati per la mostra “Premio Fondazione Cominelli” sulla contemporaneità nel mondo dell’oreficeria di ricerca .
All’interno di questo progetto è importante rilevare l’intenzione della Fondazione di costituire a seguito degli eventi che si organizzeranno presso la sua sede una collezione permanente di gioielli contemporanei.
Target: la mostra è concepita come opportunità per artisti orafi, designers, per presentare il proprio lavoro e per contribuire alla più ampia divulgazione del gioiello contemporaneo. Non si pongono limiti per ciò che riguardano i materiali usati.
Partecipazione: la partecipazione alla mostra avviene attraverso l’iscrizione all’indirizzo e-mail : rosa.art@alice.it le modalità sono pubblicate sul sito dell’associazione.
Selezione: Graziano Visintin, artista orafo, selezionerà i 30 partecipanti.
Per la selezione saranno adottati criteri di valutazione che comprendano la qualità orafo/artistica, l’originalità e contemporaneità dei pezzi presentati, in fase d’iscrizione tramite materiale fotografico.
agc non avrà alcun potere decisionale, né potrà entrare in merito riguardo alle domande di partecipazione, essendo la giuria esterna all’associazione.
La giuria sarà composta da figure rivelanti del modo del gioiello contemporaneo
Premio
Verrà assegnato il primo premio all’autore considerato più meritevole ed un secondo premio all’autore con la tecnica più innovativa.
L`agc non avrà alcun potere decisionale, né potrà entrare in merito riguardo alle domande di partecipazione, essendo la giuria esterna all’associazione.
Primo Premio € 3000
Secondo Premio PC Portatile
Il concorso è aperto a tutti gli artisti italiani e stranieri
L’iscrizione alla selezione deve esse fatta entro e non oltre la data del 30 Aprile 2010, ed è subordinata all’invio preventivo di adesione a: rosa.art@alice.it
I materiali devono essere spediti entro il 31 maggio 2010
public/userfiles/Premio Cominelli.doc
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Cominelli Foundation Award
annual award for contemporary jewellery
within the exhibition that will be held:
at Palazzo Cominelli, Cisano di San Felice del Benaco
from 12th September to 3rd October 2010
inauguration: 11th September 2010 at 6.00 p.m.
Organised and promoted by:
the Fondazione Raffaele Cominelli
agc associazione gioiello contemporaneo
In the extraordinary setting of Lake Garda with its colours and lights, among the moraine hills that stretch from the Gulf of Salò and the Gulf of Manerba, at Cisano di San Felice we find the Fondazione Cominelli.
The splendid building, built in the XVII century by the Cominelli family, overlooks the Gulf of Salò, houses the Foundation.
The Fondazione Cominelli, in carrying out its cultural activities has now come up with an articulated project where it becomes a reference point for the applied arts, not only for exhibitions, but also as a place where applied art “is done”; it does this by organising workshops and conferences on the subject; of this complex panorama it has chosen to present and delve into some sectors only: photography, ceramics and jewellery.
The Fondazione Cominelli is sided by agc which organises and promotes the event. Agc has already promoted other projects on the national territory.
Agc, Associazione Gioiello Contemporaneo (Contemporary Jewellery Association) founded in June 2004, has, among its statutory objectives, that of drawing attention to the value of the contemporary jewellery culture and spreading it.
Contemporary jewellery today represents a sector of advanced research and experimentation of new expressive languages as well as exploiting the personal ornament concept.
In close contact with the international community, the association follows up a series of initiatives aimed at promoting a constructive and synergistic confrontation with other artistic and productive realities.
Here, for the first time, the “Premio Fondazione Cominelli” will be founded, this year referred to an international award for jewellery artists and designers and next year to the gold and jewellery areas of the Art Institutes and schools of contemporary jewellery.
The first prize will be awarded to one of the participants selected for the “Premio Fondazione Cominelli” exhibition on contemporaneity in the jewellery research world.
Within this project it is important to point out the Foundation’s intention to set up a permanent collection of contemporary jewellery, following the events that will be organised there.
Target: The exhibition was conceived as an opportunity for goldsmith artists and designers to show their work and contribute to further spreading the knowledge of contemporary jewellery. There is no set limit to the materials they use, the measurements must not, however, exceed 15×15 cm and diameter 25 cm max.
Participation: whoever wishes to take part in the exhibition may register at the following email address: rosa.art@alice.it ; the modalities are published on the website of the association. (see announcement)
Selection: Graziano Visintin ,jewellery artist,will select the 30 participants.
The selection will adopt assessment criteria that will take into consideration the goldsmith/artistic quality, the originality and contemporaneity, by accurately assessing, during the registration phase, the photographs of the pieces to be presented.
The agc will have no decisional power, nor will it have any say regarding the applications for participation, the jury coming from outside the association.
The Jury: Will be composed of important figures in the world of contemporary jewellery.
The Award: The first prize will be assigned to the artist who merits it most, and the second prize to the artist with the most innovative technique.
The agc will have no decisional power, nor will it have any say regarding the applications for participation, the jury coming from outside the association.
First Prize € 3000,00
Second Prize Laptop PC
Please remember: the exhibition space is limited and we must, therefore limit participation the number to a group of 30 artists only.
Registration for selection must be done by, and not later than, the 30st April 2010, and is subject to applications being sent to: rosa.art@alice.it
The material must be sent not later than the 31st May 2010
public/userfiles/AGC-MRF-100301_PRESENTATION-PremioCominelli_doc ingl_(1).doc
public/userfiles/AGC-MRF-100305_Premio Cominelli-BANDO_doc ingl(1).doc
Gli artisti Vladimiro Elvieri e Maria Chiara Toni espongono, su invito, le loro opere incisorie presso la prestigiosa galleria d’arte ‘Lessedra Art Gallery’ di Sofia, Bulgaria (www.lessedra.com), diretta da Georgi Kolev, che ospita i più significativi artisti grafici della scena internazionale oltre a una importante rassegna annuale dedicata all’incisione di piccolo formato. La mostra è accompagnata da un testo bilingue intitolato “Sogni di giorno”, a cura della critica d’arte cremonese Donatella Migliore, che scrive: “..Vladimiro Elvieri e Maria Chiara Toni hanno accettato sempre la notte e il giorno di se stessi, hanno sempre esercitato il benefico dubbio esistenziale, mantenendo su ogni aspetto della realtà quell’alta soglia di vigilanza che consente la critica e l’autocritica. In questa mostra sono presenti opere che sia per risultanze tecniche (le incisioni su plexiglas e pvc) sia per significato, sono il prodotto dell’esplorazione esistenziale e della dimensione conscia e inconscia che è in ognuno di noi.”
Vladimiro Elvieri, disegnatore, incisore e stampatore. Nato a Schio (Vicenza) nel 1950, si è diplomato all’Istituto Statale d’Arte di Nove. La sua produzione incisoria, iniziata nel 1975, comprende circa 560 lavori, per la maggior parte realizzati a puntasecca su plexiglas o con nuovi metodi su pvc (serie “Black Forms”). Famosi anche i suoi “disegni luminosi “ e i “graffiti su cibachrome” inizialmente ispirati all’opera letteraria di Witold Gombrowicz. Docente in numerosi corsi di tecniche dell’incisione, è l’ideatore e il curatore della Biennale internazionale di incisione “L’Arte e il Torchio / Art and the Printing Press” di Cremona, giunta nel 2009 alla VI edizione, che ha oggi acquisito grande prestigio internazionale. Numerose le mostre personali in Italia e all’estero. Invitato alle più importanti rassegna internazionali dedicate alla grafica d’arte come quelle di Lubiana, Cracovia, Portland, Tokyo, Kanagawa, Pechino, Sarcelles, Praga, Guanlan, Il Cairo, Milano, Sapporo, Sofia, Chamalières, ecc., dove ha ricevuto significativi riconoscimenti. Vive a Cremona.
Maria Chiara Toni, incisore, pittrice, arredatrice. Nata a Porto Mantovano (Mantova) nel 1950. Diplomata all’Istituto Statale d’Arte di Mantova, dal 1969 opera nel campo dell’Architettura d’interni. Il 1978 segna l’inizio dell’attività incisoria sotto la guida di Vladimiro Elvieri (compagno nell’arte e nella vita), attraverso la pratica delle tecniche calcografiche e la successiva sperimentazione di nuovi e più personali metodi incisori. Oltre alle mostre personali in Italia e all’estero, fra cui ricordiamo quelle alla Biblioteca Centrale di Palazzo Sormani a Milano e all’Istituto Italiano di Cultura di Cracovia. ha esposto, su invito, alle più significative biennali e triennali d’arte grafica, fra cui quelle di Milano, Cracovia, Praga, Belgrado, Pechino, Varna, Uzice, Portland, Tokyo, Qingdao, Sofia, Budapest, Vienna, Chamalières, ecc, conseguendo importanti riconoscimenti. Le sue opere figurano in numerose collezioni pubbliche e private. Della sua opera hanno scritto tra gli altri: Mario de Micheli, Dino Formaggio, Renzo Margonari, Giorgio Trentin, Witold Skulicz, ecc. Vive a Cremona
VLADIMIRO ELVIERI E MARIA CHIARA TONI ALLA LESSEDRA ART GALLERY DI SOFIA L’esposizione dei due autori cremonesi, reduci dal recente invito alla Triennale internazionale di Cracovia (la più importante manifestazione al mondo riservata all’arte grafica contemporanea), si terrà dal 25 marzo al 30 aprile 2010 e presenterà più di quaranta incisioni, non solo recenti, realizzate con tecniche dirette su matrici in plexiglas o pvc, stampate poi al torchio calcografico, che evidenziano una personalissima ricerca in cui, la sperimentazione tecnica è parte integrante del processo creativo e dove il colore non è un motivo decorativo aggiunto, ma un elemento che ha valore espressivo al pari del segno inciso nella definizione dell’immagine e dei suoi contenuti Mostra: Daydreaming Incisioni di Vladimiro Elvieri e Maria Chiara Toni Periodo: 25 marzo – 30 aprile 2010 Inaugurazione: giovedì ۲٥ marzo Testo di presentazione di Donatella Migliore Sede: Lessedra Art Gallery, Sofia – Bulgaria www.lessedra.com Vladimiro Elvieri info@artetorchio.it
Alberto Balletti è – anche – un incisore o meglio, come lui stesso si definisce, un artista anfibio.
Il tormento visionario che accompagna da sempre la sua opera polimorfa sprofonda le lastre qui proposte nella parossistica afonia d’una voce ai limiti dell’implosione.
Cinzia Bigliosi
testo in catalogo (edizioni AAB N°169) della mostra "Gli artisti bresciani e l’incisione " a cura di Marcello Riccioni, galleria dell’Associazione Artisti Bresciani, 13 marzo – 7 aprile 2010
le immagini di questo post riproducono opere incise di Alberto Balletti, dalla serie "Ex/Posto" 2008/09
"Estropulsa" 2008
acquaforte, acquatinta e maniera zucchero
due matrici zinco mm. tot. 490×640
Foglio mm. 700×10
13 marzo-7 aprile
AAB_Associazione Artisti Bresciani
Brescia, Vicolo delle stelle 4
espongono:
Alberto Balletti, Giorgio Bertelli, Giusi Lazzari, Luciano Pea, Camilla Rossi, Girolamo Tregambe
La mostra si collega a precedenti esposizioni nella sede dell’associazione, dedicate al pastello nel febbraio-marzo 2007 e nell’aprile-maggio 2009, ora dedicando attenzione di indagine alle tecniche incisorie proponendo una esposizione di grafica d’arte legata ad artisti che operano nel e sul territorio di Brescia in anni recenti
"vulnus" 2008
acquaforte, acquatinta e maniera zucchero
due matrici zinco mm. tot. 490×640
Foglio mm. 700×1000
20/20
una breve presentazione del curatore.
Dietro il colore. Il "maestro" non pittore
La rassegna dedicata all’incisione si riferisce essenzialmente da artisti che a questa tecnica hanno dedicato il loro spazio creativo. Non pittori incisori quindi, sebbene sappiamo come la maggior parte degli artisti, soprattutto nel Novecento, si sia cimentata nel tentativo di raccogliere effetti e visioni che al colore non sono date. Sappiamo anche che tutte le tecniche calcografiche sono state altresì utilizzate proprio per ottenere il "multiplo", la sequenzialità di una immagine gestibile anche da un punto di vista economico. Non è questo il caso degli artisti presenti nella mostra sull’incisione bresciana organizzata all’AAB. Le opere esposte contengono, sia nel segno tradizionale sia in quello più moderno, il lavoro decennale di sperimentazioni e visioni. Non sempre, nella conclusione della lastra, esse trovano la giusta corrispondenza. Incidere significa proprio vivere in una visione "rimandata", non concretizzabile nell’atto del segno. Il segno è solo l’incipit di una speranza che poi, in un secondo momento, sarà concretizzata dal torchio: il pensiero di ogni incisore deve manifestarsi nella capacità realizzativa sotto la costante esigenza della pressa sul foglio. Capolavori in bianco e nero, poesie semplici che pur non condizionate dal colore mantengono uno strettissimo rapporto con la comunicazione più intima. Chi incide, e che non ama chiamarsi pittore, conosce in primis il suo rapporto con la punta e la lastra. È ancora l’arte in cui si riconoscono l’artefice e l’esecutore, sebbene esigenze di produzione abbiano condizionato a tal punto l’incisore, o l’inciditrice (G. Testori), che oltre a segnare la lastra si produce alla stampa. Gli artisti scelti, tra giovani presenze e antichi maestri, rappresentano questo mondo ideale, questo antico motivo di produzione dell’immagine che ha sempre trovato la forza nel rinnovamento del gesto, del segno e anche della tecnica. I lavori prodotti sono acqueforti, acquetinte e anche puntesecche, e non sperimentazioni di materiali oltre la lastra di rame o di zinco.
Marcello Riccioni
le incisioni riprodotte in questo post sono tratte dalla serie “ExPosto” 2009 di Alberto Balletti
estrellarse, 2009
acquaforte, acquatinta e maniera zucchero
due matrici zinco mm. tot.×
foglio mm. 500×700
20/20
organico 2009
acquaforte, acquatinta e maniera zucchero
due matrici zinco mm. tot.◊
Foglio mm. 500◊700
20/20
AAB_Associazione Artisti Bresciani
vicolo delle stelle 4, 25122 Brescia – Lombardia
Tel +39 030 45222


dal 12 dicembre 2009 al 11 aprile 2010









Le celebrazioni della figura dell’artista Giorgio da Castelfranco, detto Giorgione, (Castelfranco Veneto 1477/78 – Venezia1510) iniziano nel maggio 2009 all’apertura del Museo Casa Giorgione, nel cui contesto nel centro storico di Castelfranco prende forma l’allestimento della mostra che ricostruisce il contesto storico in cui opera l’artista. In mostra le opere, i contesti iconografici con disegni e incisioni dell’epoca, gli ambienti e le ricostruzioni architettoniche. A lato della casa-museo il Duomo in cui è storicamente ospitata la magnifica Pala di Castelfranco (Madonna col Bambino e i santi Nicasio e Francesco) probabilmente il più grande patrimonio pittorico della città.

a cura di Enrico Maria Dal Pozzuol e Lionello Puppi
Il catalogo ampiamente documentario e curato è edito da Skira, costa 60 euro


dettaglio del "Tramonto (Filottete e Lemno)"

dettaglio de "La tempesta"

"Cristo portacroce", quadro taumaturgico

Francesco Colonna (Venezia 1433 – 1527) "Hipnerotomachia Poliphili" 1499

Una nota di amore personale: in mostra anche un libro stampato da un personaggio di grandezza speciale: il Dechamerone di Giovanni Boccaccio (Certaldo 1313 – 1375) stampato da Bartholomeo de Zanni a Venezia nel 1510
Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana








"Madonna col bambino e santi Nicasio e Francesco" (Pala Castelfranco nel Duomo)
sito ufficiale della mostra clicca qui

Il Gruppo culturale De Portesio, nasce nel dicembre del 2003 a seguito di alcune ricerche sulla storia dell’incisione condotte dal Prof. Alberto Balletti nell’ambito della propria attività di artista incisore e dalla Dott.ssa Marina Guarneri, esperta e coraggiosa biografa dei confini, affiancati da un gruppo di amici cultori di diverse discipline e amanti del lago di Garda. L’interesse per la vita e le opere di Bartholomeo Zane De Portesio, nato a Portese frazione di San Felice del Benaco (BS), noto stampatore della Repubblica Veneta, è il volano ideale e storico delle attività del gruppo. Dopo una intensa attività come incisore di caratteri mobili e stampatore di preziosissimi libri nella sua bottega veneziana, egli fu richiamato al suo paese natale e incaricato della Serenissima Repubblica di intagliare e stampare gli Statuti Civili e Criminali delle Quadre Benacensi (circa dall’ottobre del 1489). Sul lago si trovavano acqua in abbondanza, condizione ideale per la produzione della carta, elemento essenziale per l’arte della stampa, e una terra di confine e passaggio dal nord, che necessitava di norme adeguate.

Portese del Garda
made in italy
Dal 2003 il Gruppo ha organizzato diverse manifestazioni culturali nel paese di San Felice e in altre località.
contatto: deportesio04@gmail.com
brotherhood web: www.albertoballetti.com